Noi alunni di un liceo classico ogni giorno siamo abituati a dover affrontare con un vero e proprio spirito battagliero testi greci e latini che spesso risultano incomprensibili. Vediamo come muoverci al meglio in questo ambito.
Per cogliere appieno il contenuto di un qualsiasi brano tradotto è necessario tener conto di due elementi:
Molto spesso tutti gli alunni, presi dall'urgenza di imparare a memoria regole grammaticali e sintattiche, si soffermano troppo sulla forma, ossia sulle strutture prettamente meccaniche, dimenticandosi poi del contenuto.
La traduzione in senso stretto, in realtà, è solo la conditio sine qua non. Essa è dunque quell'operazione fondamentale per la comprensione del testo, ma è solo una delle diverse tappe per l'intendimento corretto e completo del brano. Il contenuto, che è all'epilogo di questo processo, è probabilmente una parte ignorata da moltissimi alunni, che, bloccati nella forma, hanno dimenticato
di godersene il messaggio.
E' bene, allora, dopo la fatica di una traduzione, riposarsi un attimo, spendere qualche minuto a rileggere quanto scritto e poi gustarsi con calma quel messaggio che emergerà. Di tutti i testi antichi, è molto più istruttivo ciò che essi comunicano, piuttosto che delle semplici regole studiate a tavolino!
II F
Anna Chiara Porcaro
Non è poi così difficile filosofare, riuscendo ad ottenere anche risultati inaspettati, ti sembra?
mercoledì 22 ottobre 2014
martedì 21 ottobre 2014
La filosofia del linguaggio
A cosa servirebbe studiare una lingua straniera senza sapere perché la studiamo e soprattutto senza un confronto con il linguaggio di riferimento? Assolutamente a nulla, ne conseguirebbe un apprendimento mnemonico e freddo di essa lingua.
Partiamo subito con un esempio inerente alla lingua latina. Studiando questa lingua, ci è stato insegnato che la preposizione "in" significa "dentro" e generalmente introduce un luogo e se vogliamo indicare uno stato, lo traduciamo in ablativo, ma cosa succede se invece di un ablativo troviamo l'accusativo che è un caso diretto? Come recuperarne una significazione? Se "in" indica un ingresso e l'accusativo qualcosa che si presenta di fronte al soggetto, allora dovrebbe indicare l'accedere in un luogo o l'accingersi a farlo, un luogo generalmente pericoloso, un qualcosa di ignoto. Queste regole, però, non sono regole fisse e questo lo possiamo notare prendendo come riferimento tre diverse frasi:
Darius in Urbe ambulat
Darius Urbe ibat
Caesar in Galliam ibat
Nella prima frase il verbo "passeggiare" dà l'dea di non uscire dal luogo sicuro, costituito dalla città di Roma e ciò rappresenta lo stato in luogo. Nella seconda, invece, il verbo "ibat" l'azione del verbo sembrerebbe più consistente, tanto da farci pensare di poterci trovare di fronte un accusativo e non più un ablativo. Con un'analisi più approfondita, però, possiamo notare che il moto a luogo non appare richiamato perché non si esce per andare da qualche parte, per andare incontro ad una situazione di pericolo, ma ci si mantiene tra le mura amiche. Nel terzo esempio, infine, la situazione cambia notevolmente, la Gallia non rappresenta più un luogo sicuro, conosciuto, ma un luogo ignoto, dunque pericoloso, tanto da farci usare non più l'ablativo ma l'accusativo.
Siamo sicuri che tutto ciò basti per comprendere al meglio un testo latino? E se per arrivare in Germania Cesare dovesse oltrepassare un ponte per attraversare il Reno? Per coerente applicazione della logica portante dovremmo continuare ad usare l'accusativo, ma se in un testo classico trovassimo l'ablativo? A questo punto dobbiamo sicuramente chiederci il perché di questa scelta cominciando a porci delle domande. Il ponte citato è stato costruito dai Romani o dai Germani? Supponiamo che sia stato costruito dai Romani, quindi questi ultimi gestivano anche l'altra sponda del fiume, di conseguenza non sembrerebbe emergere il pericolo. Se poi sappiamo che dall'altra parte del ponte i Romani avevano posto anche una torre di guardia, ciò ci fa capire che il ponte può essere considerato parte integrante del luogo circoscritto. Tutto ciò conferma l'uso dell'ablativo al posto dell'accusativo.
Da questi semplicissimi esempi emerge che l'unico modo per comprendere al meglio una lingua straniera, ma soprattutto una lingua antica come può essere il latino, ma anche il greco, è servirsi di una logica consistente atta a far emergere una cultura critica nonché una validità per lo studio di una lingua non più in uso.
II F
Antonio Coppola
II F
Antonio Coppola
lunedì 20 ottobre 2014
Lo sapevi che...
... cosa potremmo pensare noi di quel docente che accettasse subito una richiesta di giustifica da parte di un alunno? potremmo ritenere che lo faccia rispondendo ad una sua disposizione che lo porta ad essere buono o alla volontà di fare il buonista? quali le conseguenze? il sorteggio eventuale interesserebbe un numero minore di alunni. gli "svantaggiati" (se svantaggio è) sarebbero questi. non sarebbe più giusto dunque che siano proprio questi ad esprimersi? Il professore infatti non risulta interessato dal sorteggio.
Per cui sarebbe opportuno che il docente prima di accettare una giustifica chiedesse a coloro che subiscono il "danno". AVEVATE PENSATO A QUESTO PASSAGGIO CHE BEN POSSIAMO RITENERE FILOSOFICO E CHE INTERESSA EPISODI QUOTIDIANI?
-Sofia Maio e Anna Chiara Benedetto IC
Eraclito
Analisi critica: Il
continuo scorrere degli opposti
“Congiungimenti
sono intero non intero, concorde, discorde, armonico, disarmonico, e da tutte
le cose l’uno e dall’uno, tutte le cose.”
Da qui emerge che Eraclito era
abbastanza oscuro, probabilmente si realizza in questi termini pensando che non
tutti possono capire e lui si esprime in modo tale da scioccare, da stimolare,
da provocare.
Ora andiamo a vedere cosa ci dice.
I
congiungimenti di ciò che si congiunge sono separati o divisi?
Se separiamo qualcosa è perche è
diviso, quindi tutto quello che vediamo si congiunge secondo gli opposti
(intero e non intero).
Ma dove si
trovano questi opposti?
Nel logos, poiché rappresenta il tutto ed abbraccia sia intero che non
intero. Anche se opposti gli elementi non fuoriescono da esso ma persistono al
suo interno.
Ma allora
il logos è confusione?
Potrebbe esserlo, ma se si tratta
di un discorso organico allora si presenta come armonia. Lasciamo in sospeso
questa domanda perché troveremo la sua risposta proseguendo nell’analisi
critica.
In
conclusione possiamo dire che tutti gli elementi si configurano nel logos.
“… e da
tutte le cose l’uno e dall’uno, tutte le cose.”
Da questa affermazione scaturisce
questa domanda:
“Eraclito
è superiore a Talete, ad Anassimandro, ad Anassimene e a Pitagora, filosofi che
abbiamo precedentemente studiato, o no?
Si, perché mentre Pitagora
metteva il numero in uno e non sapeva bene se era uno solo o tutti insieme, o
pari o dispari e di conseguenza non sapeva distinguere bene il singolo e il tutto, Eraclito afferma
che il logos racchiude tutto e non ha
bisogno di un principio, poiché esso stesso è il principio.
“L’opposto
concorde e dai discordi bellissima armonia …”
Possiamo dedurre da questa frase
la risposta alla domanda iniziale lasciata in sospeso. Mentre prima ci eravamo
chiesti se sommando il tutto si ottenesse armonia o disarmonia, adesso abbiamo
risolto il dubbio dicendo che il logos
è armonico perché in esso prendono corpo tutti gli opposti e anche quando noi
siamo discordi in realtà in esso siamo concordi e produciamo armonia. In
sintesi, dagli opposti concordi e discordi deriva comunque armonia.
“Una e la
stessa è la via all’in su e la via all’in giù”
Non distingue né la via in giù,
né quella in su perché nel logos non
esistono differenze, visto che alla fine, le differenze portano armonia. In questo
modo ribalta i termini. Egli pensa che
nel principio da lui analizzato ci sia un’unica via, che partendo dagli opposti
conduce all’armonia. Però, questo lo aveva già capito Pitagora dicendo che la
terra non era sostenuta da nulla, poiché non aveva modo di cadere su una parte più o su
un’altra meno. Quindi già questo pensiero era stato conquistato.
“Il mare è
l’acqua più pura e più impura …”
Dicendo ciò ci accorgiamo che
inizia a parlare attraverso esempi
pratici, ma allo stesso tempo, non è
sufficiente per capire di cosa sta parlando, per questo vale ciò che abbiamo
detto all’inizio, ovvero che Eraclito è oscuro.
“…Per i
pesci essa è potabile e conserva la loro vita, per gli uomini essa è imbevibile
e esiziale(dannosa, mortale).
Ora si chiarisce affermando che
l’acqua del mare appare come unità dei contrari, in quanto è vita per i pesci e
morte per gli uomini.
Ora citiamo il passo che tutti
gli studenti di liceo ricordano:
“Negli
stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo …”
Per capire cosa intende dire
Eraclito facciamo un esempio:
Se
mettiamo un piede in un fiume, scendiamo, ma siamo anche convinti di non farlo
perché?
Perché mentre mettiamo il piede, l’acqua
scorre e se intendiamo il fiume come acqua, ciò in cui mettiamo il piede non è
più acqua, ma qualcos’altro, perché tutto è logos
e non bisogna andare a trovarlo in una versione definita.
Poniamo
l’esempio del lago, anziché del fiume. In quel caso scendiamo o non scendiamo?
L’acqua del lago è ferma, quindi
potremmo non scendere, ma nel caso fossimo noi a trasformarci attraverso il processo
della crescita o dell’invecchiamento, oppure se la stessa acqua divenisse
vapore, non ci sarebbe un elemento definito, poiché tutto va a collegarsi con
il suo opposto e torna nel logos.
“… nello
stesso fiume non è possibile scendere due volte”
Questo
perché sia l’acqua è passata, sia noi non siamo più quelli di prima."Polemos è padre di tutte le cose, di tutte re"
Il tutto si regge perchè c'è guerra, in quanto un contrario si oppone ad un altro contrario, però un contrario opponendosi ad un altro contrario genera comunque armonia, quindi tutto è logos.
"... e gli uni disvela come dei e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi e gli altri liberi"
Giustifica tutte le cose dicendo che si trovano nel logos e in questo si distinguono come contrari"
"Bisogna però sapere che la guerra è comune, che la giustizia è contesa e che tutto accade secondo contesa e necessità"
Bisogna quindi sapere che la guerra interessa tutti,è contesa e deriva dall'urto. Tutto accade secondo contesa, guerra e necessità. In questo modo organizza un discorso che non lascia al di fuori nessun elemento.
Anna Chiara Benedetto IC
domenica 19 ottobre 2014
La ricostruzione dei fatti attraverso i diversi punti di vista
Siamo sicuri che tutto ciò che ci viene proposto, anche dai grandi autori del passato, corrisponda sempre alla realtà? Probabilmente non è proprio così e per dimostrarlo possiamo ricorrere direttamente ad un esempio.
Ci troviamo in epoca romana, precisamente durante lo svolgimento della seconda guerra punica e i Romani conquistano la città di Sagunto. Il saccheggio della città ci viene raccontato da due grandi storici dell'epoca: Livio e Polibio, ma in maniera molto diversa. Tito Livio, grande uomo romano, nella sua opera "Ab Urbe Condita" ci dice che i Romani conquistarono Sagunto e solo una colonna dell'esercito, sfuggita al comando, si dedicò alla strage e ai saccheggi. Polibio, invece, storico greco, narra che presa Sagunto, i Romani, così come da loro consuetudine, si dedicarono alla strage sistematica e uccisero tutti coloro che si trovavano dinnanzi, compresi i cani e gli asini, perché maggiore fosse il rivolo di sangue e incutesse timore. Come possiamo notare, la strage è la stessa, ma la notizia è diversa.
Questo semplice esempio ci serve per capire che non dobbiamo limitarci ad accettare passivamente tutto ciò che ci viene proposto! Al contrario, soprattutto nello studio della storia, è necessaria un'interazione attiva che favorisca il dialogo e il confronto tra le varie tesi che troviamo davanti a noi. Solo così possiamo rendere lo studio più piacevole, ma soprattutto atto a favorire la nostra crescita umana e culturale.
II F
Antonio Coppola
Ci troviamo in epoca romana, precisamente durante lo svolgimento della seconda guerra punica e i Romani conquistano la città di Sagunto. Il saccheggio della città ci viene raccontato da due grandi storici dell'epoca: Livio e Polibio, ma in maniera molto diversa. Tito Livio, grande uomo romano, nella sua opera "Ab Urbe Condita" ci dice che i Romani conquistarono Sagunto e solo una colonna dell'esercito, sfuggita al comando, si dedicò alla strage e ai saccheggi. Polibio, invece, storico greco, narra che presa Sagunto, i Romani, così come da loro consuetudine, si dedicarono alla strage sistematica e uccisero tutti coloro che si trovavano dinnanzi, compresi i cani e gli asini, perché maggiore fosse il rivolo di sangue e incutesse timore. Come possiamo notare, la strage è la stessa, ma la notizia è diversa.
Questo semplice esempio ci serve per capire che non dobbiamo limitarci ad accettare passivamente tutto ciò che ci viene proposto! Al contrario, soprattutto nello studio della storia, è necessaria un'interazione attiva che favorisca il dialogo e il confronto tra le varie tesi che troviamo davanti a noi. Solo così possiamo rendere lo studio più piacevole, ma soprattutto atto a favorire la nostra crescita umana e culturale.
II F
Antonio Coppola
sabato 18 ottobre 2014
Filosofia e rapporti interpersonali: perché è così importante?
Capita spesso di provare un forte senso di incomunicabilità con chi ci è accanto. Si percepisce un'assenza totale di empatia seguita da frustrazione e delusione per l'atteggiamento altrui. A quel punto ci chiediamo il perché, si va alla ricerca dell'origine del dilemma e ci si domanda: ma il problema sono io o è l'altro?
Purtroppo non sempre certe questioni si risolvono, ma con l'aiuto del professore Addona, abbiamo provato ad analizzarle meglio al fine di premunirci per il futuro.
E' proprio vero: filosofare ed aprirsi alla cultura, mettendo alla guida delle nostre azioni la logica in particolare è fondamentale per qualsiasi tema ci si trovi ad affrontare, compresi i rapporti (in amicizia, amore e quant'altro).
Troppo spesso si rimane delusi da chi abbiamo davanti o capita di deludere l'altro, ma è possibile fermare questa piaga. Vi spiegheremo come partendo da un semplice esempio.
Supponiamo l'esistenza di un ente superiore, onnipotente in tutto e per tutto.
Questo imponente, maestoso e solenne Essere decide di offrire, a te che stai leggendo, la possibilità di disporre di qualsiasi virtù tu voglia per il resto della tua vita.
Supponiamo l'esistenza di un ente superiore, onnipotente in tutto e per tutto.
Questo imponente, maestoso e solenne Essere decide di offrire, a te che stai leggendo, la possibilità di disporre di qualsiasi virtù tu voglia per il resto della tua vita.
Molto probabilmente desidererai essere di bell'aspetto, colto, intelligente, sensibile, di buon carattere e anche economicamente ben sistemato, in modo da risultare quasi "perfetto" secondo la visione comune.
Ebbene, le tue richieste vengono soddisfatte. L'ente superiore t'accontenta con un movimento della sua mano divina e improvvisamente ti trovi ad essere una persona nettamente migliore.
Ora, in una relazione tra te e qualcun altro che non condivide le tue caratteristiche, chi sarà a trarne vantaggio? Certamente l'altro.
Egli infatti disporrà di un modello concreto a cui ambire o comunque da cui ricavare insegnamenti, esempi e simulazioni. Nel frattempo tu ti ritroverai in un sistema che non è per niente idoneo alle tue virtù, dove verrai incompreso, isolato, forse addirittura scoraggiato e malgiudicato...
Ebbene, le tue richieste vengono soddisfatte. L'ente superiore t'accontenta con un movimento della sua mano divina e improvvisamente ti trovi ad essere una persona nettamente migliore.
Ora, in una relazione tra te e qualcun altro che non condivide le tue caratteristiche, chi sarà a trarne vantaggio? Certamente l'altro.
Egli infatti disporrà di un modello concreto a cui ambire o comunque da cui ricavare insegnamenti, esempi e simulazioni. Nel frattempo tu ti ritroverai in un sistema che non è per niente idoneo alle tue virtù, dove verrai incompreso, isolato, forse addirittura scoraggiato e malgiudicato...
Come porre rimedio?
Semplicemente crescendo culturalmente INSIEME.
Non esiste nessun mago capace di fornirci virtù con uno schiocco di dita; la crescita umana va effettuata passo passo, seguendo gli insegnamenti giusti. Ciò che conta davvero è muoversi tutti insieme. La società in cui ci troveremo tra qualche anno è la nostra, l'avremo costruita noi ed è necessario investire quanto più è possibile nello sviluppo culturale per tutti.
Ciò è fondamentale non solo per un funzionamento opportuno delle dinamiche sociali e politiche, ma anche per un miglioramento dei rapporti interpersonali: per eliminare le differenze, per potersi confrontare in maniera giusta ed equipollente e diciamolo..anche per evitare fregature, che, alla nostra età pesano davvero tanto!
Non esiste nessun mago capace di fornirci virtù con uno schiocco di dita; la crescita umana va effettuata passo passo, seguendo gli insegnamenti giusti. Ciò che conta davvero è muoversi tutti insieme. La società in cui ci troveremo tra qualche anno è la nostra, l'avremo costruita noi ed è necessario investire quanto più è possibile nello sviluppo culturale per tutti.
Ciò è fondamentale non solo per un funzionamento opportuno delle dinamiche sociali e politiche, ma anche per un miglioramento dei rapporti interpersonali: per eliminare le differenze, per potersi confrontare in maniera giusta ed equipollente e diciamolo..anche per evitare fregature, che, alla nostra età pesano davvero tanto!
P.S.
Noi alunni stiamo cercando di mettere in pratica quanto detto proprio tramite questo blog. Speriamo di star riuscendo bene!
II F
Anna Chiara Porcaro
Noi alunni stiamo cercando di mettere in pratica quanto detto proprio tramite questo blog. Speriamo di star riuscendo bene!
II F
Anna Chiara Porcaro
Genitori e figli: istruzioni per l'uso!
Vi siete mai chiesti perché il rapporto tra genitori e figli è così conflittuale?
Esempio:
Genitore: Vorresti tanto tornare a casa all'una e fare il comodo tuo? Questa casa non è un albergo! Massimo le undici altrimenti non esci proprio!
Figlio: Tu non capisci niente! I miei amici tornano più tardi, perché soltanto io devo rientrare così presto?
Genitore: Cosa fai in mezzo alla strada fino a quell'ora? Poi la gente parla. Coro: (meno male che c'è ancora qualcuno che nei paesini parla, squarciando l'individualismo urbano del nuovo uomo primitivo!).
Figlio: Sei all'antica! Sei rimasta all'era giurassica (figlio rivolto alla madre che è arrivata in difesa del capo famiglia. Meno male che la nonna, la zia, e il fratello maggiore, che si è dimenticato di essere stato adolescente, e deve mettere in mostra la già superata laurea con l'avviata attività professionale, sono fuori: chi a fare compere e chi in ufficio, che Dio sia lodato! O dobbiamo, forse, più semplicemente, ringraziare madre natura per la bella giornata, o il concorso dei venti e delle nubi che si sono neutralizzati a vicenda. Ci scusino i materialisti, qualche volta citeremo anche voi!).
A siffatta affermazione, sembra puntuale arrivare una risposta del genere con un tono piuttosto alto, per non aggiungere gesti e modalità particolari! Ognuno infatti sembra recitare bene la propria parte come se fosse un originale. Anche noi figli non siamo da meno, quando ci torniamo poi a sangue freddo su quello che abbiamo fatto, con dei pianti che vorrebbero scompaginare quando non solo a pagare le aspettative mancate e fortemente volute.
Genitore: Vuoi comandare solo tu! Io sono tuo padre, finché sei sotto questo tetto e ti 'campo', fai quello che dico io!
Figlio: Tu mi hai voluto, non ho chiesto io di nascere alzando il dito prenotandomi!
Si potrebbe andare avanti così...
Ma andiamo alle valutazioni, sforzandoci di tenere conto delle varie posizioni:
Sembrerebbe emergere che se ognuno resta immobile nella propria posizione, volendo solo affermare le proprie tesi o il proprio vantaggio, l'urto sia inevitabile.
Il problema alla base in un rapporto conflittuale è dato infatti da una mancanza di identificazione dell'uno nell'altro. Soprattutto i genitori si appellano a ciò che fanno per un figlio, e i figli al loro voler essere, a prescindere da ogni limitazione, quasi che il mondo dovesse risultare da una loro espressione, tranne quando la demandano al gruppo per fare branco!
Salomon Fritz Perls, in quella che è conosciuta come 'Preghiera della Gestalt' (dal tedesco letteralmente 'forma' legata in genere a 'Teoria della forma' 'Gestalttheorie') disse: "Io sono io e tu sei tu, io sono la mia vita, tu la tua, io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative, tu non sei al mondo per soddisfare le mie".
La causa di fondo di un rapporto problematico potrebbe derivare dall'eccesso nei comportamenti per quanto riguarda i metodi di educazione e di crescita che i genitori adottano nei confronti dei figli. E qui il discorso si allargherebbe fino a comprendere la crescita nell'educazione e quindi la validità di questa in quella. Non sarebbe educativo, infatti, bloccare lo sviluppo del soggetto; tuttavia, senza alcuna identificazione questo stesso avrebbe difficoltà a ricercarsi. Sembrerebbe questo il connubio ideale dal quale deriva il giovane e il futuro cittadino. Un tale discorso appare ancora investire in pieno l'intera relazione che vede l'alunno di fronte alle Istituzioni Scolastiche, le quali non possono associarsi a nessuna delle due tipologie.
Conclusione: una soluzione al problema sarebbe trovare un punto di incontro tra le due parti basato soprattutto sulla fiducia e il rispetto reciproco.
Rillo Michela II F
Coppola Antonio II F
Mazzeo Gianluca II F
Caporaso Luigi II A
Messere Lucia III C
Forni Mario III C
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